Come iniziare

Guida pratica per terapeuti

Questa guida non è un manuale. È ciò che un collega con esperienza direbbe a chi inizia: diretto, senza enfasi, senza promesse. Il SADAR richiede alcune sessioni prima di dare qualcosa di osservabile. Aspettarsi risultati immediati è già, in sé, il primo segnale di un uso sbagliato.


I sei step

Il protocollo si attraversa in sequenza. Ogni step presuppone il precedente, e la sequenzialità non è opzionale.

Step 1. Preparazione del caso. Ricostruzione essenziale e de-identificata della seduta, distinguendo per quanto possibile osservazioni, vissuti e interpretazioni. Errore tipico: riassumere in fretta, consegnando al sistema una sintesi già interpretata.

Step 2. Formulazione della richiesta. Dichiarazione scritta dell’ipotesi iniziale, prima di qualsiasi output. Errore tipico: formulare un prompt che sembra aperto ed è già inclinato verso l’ipotesi che si spera confermata.

Step 3. Generazione delle tre contro-ipotesi. Tre letture alternative che mettano in tensione quella iniziale. Errore tipico: accontentarsi di varianti educate della stessa lettura.

Step 4. Identificazione dei due rischi. Due conseguenze possibili se la formulazione dominante fosse incompleta o sbagliata. Errore tipico: identificare due rischi che riguardano entrambi il paziente.

Step 5. Definizione del passo falsificabile. Un elemento concreto da osservare nella seduta successiva, costruito in modo che l’esito possa anche contraddire l’ipotesi di partenza. Errore tipico: scegliere una verifica che non può fallire.

Step 6. Revisione critica dell’output. Rilettura di ciò che il sistema ha prodotto come materiale da interrogare, non da adottare. Errore tipico: saltarlo, perché a quel punto la sensazione di aver concluso è già arrivata.


Prima sessione: familiarizzare con la struttura

Scegli un caso clinico recente che ti abbia lasciato un residuo: una domanda irrisolta, la sensazione di non aver visto bene. Non un caso semplice, non un caso traumatico. Un caso ordinariamente ambiguo.

L’obiettivo della prima sessione non è ottenere contro-ipotesi utili. È notare dove si avverte resistenza: in quale step ci si ferma, che cosa si tende a saltare, dove la fatica è massima. Quella resistenza è già un dato clinico su come usi il metodo.

Completa i sei step fino in fondo, anche se l’output non ti soddisfa. La tentazione di riassumere velocemente lo Step 1, di formulare nello Step 2 un prompt già inclinato verso la tua ipotesi, di scegliere subito nello Step 3 la contro-ipotesi più risonante: tutto questo è normale alla prima sessione. Notarlo è l’unico obiettivo.

Seconda sessione: osservare la propria risposta all’output

Usa un caso diverso. Dopo aver letto le tre contro-ipotesi, fermati prima di scegliere. Annota la tua prima reazione a ciascuna: non soltanto utile o inutile, ma che cosa senti quando la leggi, se risonanza, indifferenza, fastidio o sollievo.

L’ipotesi che produce fastidio merita più attenzione di quella che produce risonanza. Non perché il fastidio significhi che è vera, ma perché indica che tocca qualcosa che la risonanza lascia intatto.

Allo Step 4, verifica se almeno uno dei rischi identificati riguarda il tuo contributo alla situazione. Se entrambi riguardano il paziente, il radar non si è allargato: riformula e ripeti lo step.

Terza sessione: introdurre la dimensione longitudinale

Dopo la terza sessione rileggi i tre report in sequenza, non per valutarli singolarmente ma per cercare ricorrenze. I passi che hai scelto hanno la stessa forma? I rischi identificati riguardano sempre lo stesso tipo di dinamica? C’è una categoria di contro-ipotesi che non è mai comparsa?

Tre sessioni non bastano per vedere pattern stabili. Bastano per capire se il metodo sta producendo qualcosa di osservabile, o se stai attraversando la struttura senza abitarla.

Pattern ricorrenti e supervisione aumentata


Quali casi scegliere

Il metodo non è pensato per ogni seduta. Usalo quando la seduta ha lasciato un residuo non risolto: una sensazione di incompletezza che non riesci a nominare, una reazione interna sproporzionata alla scena, uno stallo che si ripete, un’ipotesi che ti convince troppo facilmente. Sono i segnali che la riflessione solitaria sta già andando verso la chiusura invece che verso l’apertura.

Non usarlo, invece, quando la perturbazione è ancora intensa e il materiale è caldo. Il protocollo lavora nell’intervallo tra le sedute, ma non nel picco della saturazione emotiva: in quello stato la collusione gentile è quasi garantita, perché il bisogno di sollievo è troppo alto perché una contro-ipotesi possa essere davvero accolta. Aspetta che la perturbazione si sia almeno parzialmente decantata, anche solo qualche ora.

Con quale frequenza

Una o due sessioni a settimana, su pazienti diversi, è una frequenza che permette di costruire archivio senza che il metodo sostituisca la riflessione libera. Meno di una sessione ogni due settimane non produce accumulo sufficiente. Più di tre a settimana in modo sistematico rischia di trasformare il protocollo in routine, che è il modo più efficiente per svuotarlo.


Scala di intensità d’uso

Uso breve, circa dieci minuti. Step 1 con descrizione essenziale, ipotesi in una frase, lettura delle contro-ipotesi, scelta del passo senza revisione critica. Indicato per le sedute ordinarie senza residuo rilevante, o per i periodi di carico clinico elevato. Non produce discontinuità frequente, ma mantiene l’abitudine al metodo.

Uso pieno, circa mezz’ora. Tutti e sei gli step, con l’ipotesi iniziale dichiarata per iscritto e la revisione critica dell’output allo Step 6. È la modalità di riferimento: quella su cui il protocollo è costruito e l’unica in cui la discontinuità decisionale diventa osservabile. Indicato per i casi che hanno lasciato un residuo.

Uso esteso, oltre l’ora. Il protocollo completo seguito dalla rilettura dei report precedenti sullo stesso paziente o sullo stesso tipo di dinamica. Non serve a decidere qualcosa sul caso, ma a osservare come è cambiata nel tempo la tua stessa lettura. È la modalità che prepara il materiale da portare in supervisione.


Prima di cominciare

Il materiale inserito va de-identificato: la responsabilità dell’operazione è tua e non della piattaforma. I criteri operativi, l’infrastruttura utilizzata e la struttura delle responsabilità sono descritti nella pagina dedicata.

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