Cosa sapere prima di utilizzare la webapp SADAR
Il Metodo SADAR lavora sulla riflessione del terapeuta dopo la seduta. La webapp non richiede di ricostruire la cartella clinica del paziente e non necessita di dati che ne consentano l’identificazione.
La protezione del materiale clinico non è un elemento accessorio del metodo: è una condizione del suo utilizzo.
Questa pagina descrive i criteri di utilizzo responsabile della webapp e il modo in cui il tema dei dati viene affrontato nel SADAR. Non sostituisce la Privacy Policy, che disciplina il trattamento dei dati personali relativo al sito e ai suoi servizi.
1. Prima regola: inserire solo ciò che serve
Minimizzazione prima della tecnologia
Nel SADAR il materiale clinico deve essere ridotto a ciò che è necessario per la riflessione. Il GDPR richiede che i dati personali siano adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità del trattamento, e promuove misure di protezione fin dalla progettazione e per impostazione predefinita.
Per questo, prima di inserire un caso nella webapp, il terapeuta deve de-identificarlo.
Non inserire. Nomi e cognomi, iniziali riconoscibili, date di nascita, indirizzi, numeri di telefono, e-mail, codici fiscali, numeri di documenti, luoghi o strutture specifiche, né altri elementi che permettano di riconoscere direttamente la persona. La stessa cautela vale per combinazioni di informazioni apparentemente innocue che, considerate insieme, potrebbero rendere identificabile il paziente.
Inserire invece. Gli elementi clinicamente necessari alla riflessione: configurazione relazionale, passaggi significativi della seduta, vissuti del terapeuta, ipotesi formulate, dubbi, elementi del setting e informazioni contestuali espresse al livello di generalità necessario.
Non tutto ciò che è clinicamente conosciuto deve essere tecnicamente inserito.
2. De-identificare non significa togliere il nome
Un caso può rimanere riconoscibile anche senza nome e cognome. Età molto precisa, professione rara, località circoscritta, particolari biografici eccezionali o combinazioni insolite di eventi possono consentire un’identificazione indiretta: il GDPR considera dato personale anche l’informazione riferibile a una persona identificabile indirettamente.
Nel SADAR è quindi preferibile trasformare, quando possibile, «uomo di 43 anni, direttore della struttura X di Tivoli» in «adulto, professionista con responsabilità dirigenziali».
L’obiettivo non è impoverire il caso, ma distinguere ciò che è necessario per pensarlo da ciò che serve soltanto a riconoscerlo.
3. Dove vengono trattati i dati
Il testo inserito nella webapp viene archiviato su infrastruttura Supabase in regione europea (Frankfurt) ed elaborato tramite l’API di Anthropic (Claude). Il materiale viene conservato per consentire la rilettura dei report nel tempo, che è una caratteristica intenzionale del metodo: la tracciabilità longitudinale serve a rendere osservabili le ricorrenze del processo riflessivo del terapeuta.
Un punto va detto con precisione, perché è quello che genera più fraintendimenti. Il sistema archivia ciò che riceve: la de-identificazione non è un’operazione automatica compiuta dalla piattaforma, ma avviene a monte ed è responsabilità del terapeuta. La possibilità di conservare i report non autorizza quindi a inserire materiale identificativo: al contrario, rende ancora più stringente la minimizzazione prima dell’invio.
Rispetto all’elaborazione tramite modello linguistico, i termini commerciali di Anthropic prevedono che i contenuti trasmessi tramite API non vengano utilizzati per addestrare i modelli e che input e output siano cancellati dai sistemi dell’azienda entro trenta giorni. Le finestre esatte e le condizioni applicabili sono definite nell’accordo sul trattamento dei dati richiamato dai termini commerciali.
4. Chi risponde di che cosa
La struttura delle responsabilità va dichiarata, perché determina la posizione giuridica di chi usa lo strumento.
Il terapeuta resta titolare del trattamento rispetto ai dati che riguardano i propri pazienti: è lui a decidere finalità e mezzi del proprio lavoro clinico, e a rispondere di ciò che inserisce. Chi gestisce la webapp opera come responsabile del trattamento per conto del terapeuta, e i fornitori di infrastruttura e di elaborazione agiscono a loro volta come sub-responsabili.
Questo rapporto richiede un accordo scritto ai sensi dell’articolo 28 del GDPR. I professionisti che utilizzano la webapp nella propria attività clinica possono richiederne copia scrivendo a info@metodosadar.it.
5. Dati sanitari e particolare cautela
Le informazioni sulla salute appartengono alle categorie particolari di dati personali previste dall’articolo 9 del GDPR e richiedono una tutela rafforzata.
Il SADAR è progettato proprio per evitare che il funzionamento del metodo dipenda dall’identità del paziente: il suo oggetto è il processo di formulazione del terapeuta, non la costruzione di un profilo digitale del paziente.
Il criterio operativo resta quindi uno solo: se un’informazione non è necessaria per interrogare la tua formulazione clinica, non inserirla.
6. Conservazione, esportazione, cancellazione
I report restano disponibili nel proprio account e sono esportabili, così da poter essere portati in supervisione o nel confronto tra colleghi al di fuori dello strumento.
Il terapeuta può in qualsiasi momento richiedere la cancellazione dei propri contenuti, scrivendo a info@metodosadar.it. La cancellazione riguarda il materiale archiviato nella webapp; le richieste vengono evase nei tempi previsti dalla normativa.
7. Che cosa fa, e che cosa non fa, l’intelligenza artificiale
L’output generato all’interno del SADAR non costituisce una diagnosi, una valutazione del paziente o una prescrizione clinica.
L’IA viene utilizzata come interlocutore critico dentro una struttura predefinita: genera alternative, contribuisce a interrogare i rischi impliciti di una formulazione e partecipa alla costruzione del passo falsificabile. Non conosce il paziente, non ha osservato la seduta e non dispone di un punto di vista privilegiato sulla realtà clinica.
La decisione su che cosa abbia senso utilizzare, scartare o approfondire appartiene sempre al professionista.
8. La responsabilità non viene delegata alla piattaforma
La presenza di uno strumento di IA non trasferisce la responsabilità clinica dal terapeuta al sistema. Restano responsabilità del professionista la selezione delle informazioni inserite, la loro adeguata de-identificazione, la valutazione critica degli output, l’eventuale integrazione della riflessione nel lavoro clinico e ogni decisione successiva riguardante il paziente.
Anche il GDPR adotta un principio di responsabilizzazione e richiede misure tecniche e organizzative proporzionate al rischio del trattamento. Il SADAR non è un sistema di delega decisionale.
9. Che cosa dire al paziente
È la domanda che i colleghi pongono per prima, e merita una risposta esplicita.
Se il materiale è effettivamente de-identificato, la riflessione post-seduta con uno strumento digitale rientra nel lavoro che il terapeuta svolge su di sé e sul proprio pensiero clinico, come la scrittura di appunti o la preparazione di una supervisione: non comporta la comunicazione di dati identificativi a terzi.
Resta però una questione clinica, distinta da quella giuridica. Il modo in cui il terapeuta pensa il paziente fuori dalla seduta appartiene al campo della relazione, e la trasparenza su come si lavora è parte del setting. Non esiste una regola unica: esiste la responsabilità di decidere, caso per caso, se e come parlarne, e di sapere perché si è scelto in un modo o nell’altro.
10. Non è una supervisione automatica
La webapp può sostenere una pratica riflessiva strutturata, ma non sostituisce la supervisione professionale. Un supervisore umano dispone di dimensioni relazionali, contestuali, formative e di responsabilità che un sistema generativo non possiede.
Il report SADAR può invece diventare materiale da portare in supervisione: l’esportabilità dei report esiste proprio per permetterne la discussione fuori dallo strumento.
11. Intelligenza artificiale e controllo umano
L’approccio europeo alla regolazione dell’IA attribuisce particolare importanza alla competenza di chi utilizza i sistemi e al mantenimento del controllo umano; l’AI Act prevede obblighi di alfabetizzazione in materia di IA per chi impiega questi sistemi nel proprio contesto professionale.
Nel SADAR il principio si traduce in una regola semplice: l’IA può ampliare lo spazio delle ipotesi, non assume la responsabilità di scegliere tra esse.
Prima di iniziare
De-identifica il caso. Inserisci solo le informazioni necessarie. Evita dati anagrafici e dettagli indirettamente identificativi. Considera l’output come materiale riflessivo e non come indicazione clinica. Mantieni la responsabilità professionale sull’intero processo.
Se il livello di de-identificazione possibile non ti sembra sufficiente, non inserire quel materiale nella webapp.
La tecnologia deve adattarsi alla tutela del paziente, non il paziente alle esigenze della tecnologia.
Accedi alla webapp SADAR · Come iniziare, guida pratica · Privacy Policy
Ultimo aggiornamento: agosto 2026.