La webapp SADAR

Un ambiente guidato di riflessione post-seduta

Questo testo non descrive un prodotto: descrive una logica. I dettagli tecnici di qualsiasi piattaforma cambiano nel tempo; ciò che resiste sono i principi architetturali che determinano perché uno strumento è costruito in un certo modo.


La differenza tra uso libero e uso strutturato

Un terapeuta che porta un caso a un sistema generativo generico e un terapeuta che usa la webapp SADAR stanno facendo cose superficialmente simili e sostanzialmente diverse.

Nel primo caso la struttura dell’interazione è libera. Il terapeuta decide come formulare la richiesta, quali informazioni includere, come interpretare la risposta. Non c’è alcun presidio sul processo: la collusione gentile può operare a ogni passaggio senza che nulla la renda visibile.

Nel secondo caso la struttura è guidata. Il percorso 3-2-1 è incorporato nell’interfaccia. Non si salta uno step, non si formula un’interrogazione libera prima di aver completato la preparazione del caso, non si riceve l’output senza aver dichiarato l’ipotesi iniziale. La struttura non è un’opzione: è il funzionamento del sistema.

La differenza non sta nella qualità del modello linguistico sottostante. Sta nel fatto che uno dei due strumenti è costruito per rendere visibile ciò che l’altro lascia invisibile.


I quattro principi architetturali

Sequenzialità obbligata

Il protocollo non è un suggerimento. Ogni step presuppone il precedente e non è possibile procedere senza averlo attraversato. La pressione verso la chiusura aumenta lungo il processo riflessivo: gli step finali sono quelli in cui la fatica cognitiva è massima e la tendenza a completare senza riaprire è più forte. La sequenzialità obbligata non elimina questa tendenza. Rimuove la possibilità di aggirarla saltando proprio gli step che la rivelerebbero.

Separazione tra input e output

Il terapeuta dichiara l’ipotesi iniziale per iscritto prima di ricevere l’output. Senza un riferimento fisso di ciò che pensava prima, la riscrittura retroattiva dell’ipotesi avviene senza lasciare tracce: si finisce per ricordare di aver sempre pensato ciò che si pensa adesso. La dichiarazione scritta crea il contraltare necessario, un punto fermo rispetto al quale la distanza prodotta dal protocollo diventa osservabile.

Tracciabilità longitudinale

Ogni sessione viene archiviata e può essere riletta in sequenza: confrontare le contro-ipotesi nel tempo, osservare la ricorrenza dei pattern. Il pattern del terapeuta non è visibile nel singolo report, diventa visibile nella ricorrenza. La tracciabilità rende praticabile ciò che senza archiviazione sistematica non lo sarebbe, cioè confrontare la struttura delle contro-ipotesi formulate in dieci, venti, trenta sessioni su pazienti diversi.

Portabilità del materiale

I report sono esportabili in formato leggibile e condivisibile. Un processo riflessivo che resta chiuso nello strumento con cui è stato prodotto non può essere confrontato, discusso, messo alla prova da sguardi diversi. Il resoconto strutturato esportabile torna nei circuiti del confronto professionale, la supervisione e il gruppo di pari, dove può essere interrogato da chi non ha il bisogno di coerenza del terapeuta che lo ha prodotto.


Dati e responsabilità

La protezione del materiale clinico è una responsabilità del professionista, non della piattaforma. La webapp non richiede dati anagrafici, ma la de-identificazione avviene a monte e la valutazione su che cosa inserire appartiene interamente al terapeuta: il sistema archivia ciò che riceve.

L’archiviazione avviene su infrastruttura Supabase in regione europea (Frankfurt) e l’elaborazione tramite l’API di Anthropic, i cui termini commerciali escludono l’uso dei contenuti trasmessi per l’addestramento dei modelli. I criteri operativi di de-identificazione, la struttura delle responsabilità fra titolare e responsabile del trattamento e le modalità di cancellazione sono descritti nella pagina dedicata.

Dati, privacy e responsabilità professionale


Come si accede

L’accesso alla webapp è attualmente libero. La scelta è deliberata: il metodo è giovane e la sua utilità va verificata da chi lo usa davvero, non dichiarata da chi lo ha costruito. Per questo l’invito a provarlo è esplicito, ed è rivolto ai colleghi disposti a dire anche che non ha funzionato.

Il feedback è la parte del progetto che al momento pesa di più. Interessano soprattutto le osservazioni di chi si è fermato dopo la prima sessione, perché sono quelle che dicono qualcosa che i report non contengono: dove il protocollo risulta faticoso, dove chiede troppo, dove non restituisce abbastanza. Le impressioni possono essere inviate a info@metodosadar.it.


Il metodo resta, l’infrastruttura evolve

Il SADAR può essere applicato con qualsiasi sistema generativo sufficientemente capace, a condizione che il protocollo venga rispettato nella sua sequenza e nella sua logica. La webapp incorpora quella logica in un’interfaccia che rende l’applicazione più agevole e la tracciabilità automatica. Ma il metodo non coincide con la piattaforma.

Sequenzialità obbligata, separazione tra input e output, tracciabilità longitudinale, portabilità del materiale: non sono vincoli tecnici, sono traduzioni operative di principi epistemici. E i principi epistemici non scadono con l’aggiornamento del software.


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