SADAR in pratica
Il Metodo SADAR è uno strumento di riflessione clinica post-seduta per psicologi e psicoterapeuti. Non sostituisce la supervisione: la affianca, occupando lo spazio tra la fine di una seduta e l’inizio della successiva, quello in cui il terapeuta è solo con ciò che ha appena vissuto e in cui una formulazione può diventare definitiva senza essere mai stata messa alla prova.
Come funziona
Dopo la seduta il terapeuta ricostruisce il caso in forma essenziale e de-identificata, e dichiara per iscritto la propria ipotesi iniziale prima di ricevere qualsiasi output. Questo passaggio non è una formalità: è ciò che rende poi possibile accorgersi se qualcosa è cambiato.
Da lì il protocollo si articola nella griglia 3-2-1.
3 contro-ipotesi
Tre letture alternative della stessa seduta, che mettano realmente in tensione quella iniziale. Non varianti della medesima lettura: alternative capaci di destabilizzarla. Il numero non è arbitrario. Con due, la tendenza è produrre una variante dell’ipotesi di partenza e un’alternativa di comodo; con tre, almeno una tende a disturbare.
2 rischi clinici
Due conseguenze possibili se la lettura dominante fosse incompleta o sbagliata: per l’alleanza, per il setting, per la posizione del terapeuta o per il percorso. Non due rischi per ciascuna ipotesi: due rischi in tutto, che rendono esplicito il costo clinico del punto cieco.
1 passo falsificabile
Un elemento concreto da osservare nella seduta successiva, costruito in modo che l’esito possa anche contraddire l’ipotesi di partenza. Non un’intenzione, e non necessariamente un intervento: più spesso è qualcosa da notare. È il punto in cui la riflessione esce dalla conversazione con il sistema e torna nella stanza.
Il percorso completo si articola in sei step in sequenza, descritti nella guida pratica insieme all’errore tipico di ciascuno.
→ Come iniziare, il protocollo passo per passo
Gli errori più frequenti
Il primo è generare contro-ipotesi che sono varianti educate della lettura iniziale: formalmente tre, sostanzialmente una. Il secondo è scegliere il passo tra quelli che confermerebbero comunque l’ipotesi, cioè costruire una verifica che non può fallire. Il terzo è attraversare il protocollo portando un caso già risolto, per adempimento: in quel caso la struttura viene rispettata e il risultato è una collusione gentile meglio organizzata.
L’antidoto non è la buona volontà, ma la dichiarazione scritta dell’ipotesi iniziale: è l’unico elemento che permette, rileggendo, di vedere se il pensiero si è mosso.
Che cosa non è
Il SADAR non è un chatbot terapeutico, non produce diagnosi e non sostituisce il giudizio clinico. Il sistema generativo è impiegato come interlocutore critico dentro una struttura predefinita: il terapeuta mantiene pieno controllo su ciò che usa e ciò che scarta, e ogni decisione clinica resta sua.
Il metodo rende poco quando viene usato per ottenere rassicurazione o per delegare una decisione. Richiede la disponibilità a lasciare che la propria ipotesi dominante venga messa in difficoltà.
A chi è rivolto
A psicologi e psicoterapeuti già in esercizio che vogliono introdurre un dispositivo strutturato di riflessione post-seduta. Non serve una competenza tecnica sull’intelligenza artificiale. Serve materiale clinico reale e la disponibilità a interrogarlo.
Come si usa
Il protocollo può essere attraversato anche a mano, con carta e penna e un sistema generativo qualunque. La webapp SADAR lo struttura e conserva i report nel tempo, che è ciò che permette di osservare le proprie ricorrenze: quali contro-ipotesi produci con facilità, quali rischi tendi a non vedere, che tipo di passo scegli quasi sempre.
Prima di inserire materiale clinico, leggi i criteri di de-identificazione e la struttura delle responsabilità.
→ La webapp SADAR · Dati, privacy e responsabilità professionale
Formazione e supervisione
È possibile richiedere sessioni di formazione individuale o di gruppo sull’utilizzo del metodo, con supervisione diretta della dott.ssa Sabrina Signorini.
Per informazioni: info@metodosadar.it
→ Cos’è il Metodo SADAR · Pattern ricorrenti e supervisione aumentata · Pubblicazioni e ricerca